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mercoledì 26 marzo 2008

A.S.
È lei che aspettavo»,
sicuramente si sarà detto questo Rainer Werner Fassbinder quando se la vide comparire a Monaco. Anche lei motore principale dell'avanguardia dell'Action Theater, Hanna Schygulla fu la sua compagna di studi teatrali al Fridl-Leonhard Studio, oltre che la sua migliore amica. Colei che viene definita, nello slang omosessuale "la sua Grace" (richiamando il noto telefilm degli anni Duemila Will & Grace): la migliore amica di un gay. Ma non solo l'eterea anima gemella di questo grande regista tedesco. Per il cinema la Schygulla è stata una donna acida, una zitella, una femmina dal pugno di ferro, avvinghiata alla vita ricattatrice e dominatrice, che si riscatta solo nel gran finale. Un'attrice da Oscar che però non ha mai ricevuto.È accanto a Fassbinder, sul palco, quando Danièle Huillet e Jean-Marie Straub li filmano in quell'opera sperimentale che sarà denominata Il fidanzato, l'attrice e il ruffiano (1968), testimonianza dell'Anti-Teatro sessantottino. E quando il suo amico prenderà in mano la cinepresa, lei emergerà come la star numero uno delle sue opere. Ventitré i film insieme, titoli che sono capolavori della New Wave tedesca come: Katzelmacher (1968), L'amore è più freddo della morte (1969), Il dio della peste (1970), Attenzione alla puttana santa (1971), Le lacrime amare di Petra von Kant (1972), Il mercante delle quattro stagioni (1972), il telefilm Otto ore non sono un giorno (1972-1973) ed Effi Briest (1974). Nel contempo, altri registi tedeschi la tengono sott'occhio, primo fra tutti Wim Wenders, che la inserisce come co-protagonista in Falso movimento (1974). Reciterà nientemeno che per il re dei melodrammi statunintensi Douglas Sirk in Sylversternacht (1977)! Ma la sua interpretazione migliore rimane quella ne Il matrimonio di Maria Braun (1978), dove interpreta una donna che, nella Germania post-nazista, riesce a diventare una donna di potere gestendo un giro di prostituzione e mercato nero. Il ruolo di Maria Braun le frutterà un Orso d'Argento come miglior attrice protagonista e un David di Donatello Speciale. Fassinbinder non la lascerà mai e la accompagnerà cinematograficamente anche ne La terza generazione (1979), Lili Marleen (1980) accanto al nostro Giancarlo Giannini, e il telefilm Berlin Alexanderplatz (1980). Poi nel 1982, la morte di Fassbinder per overdose di cocaina e sonniferi. L'artista muore, rimane la musa.Volker Schlöndorff, altro esponente della New Wave, la sceglie per L'inganno(1981), accanto a Bruno Ganz e Margarethe Von Trotta per Lucida follia (1982). Sente, intensissimo, il desiderio di andare via dalla sua nazione, di lasciare la Germania e così nel 1981, si trasferisce a Parigi. Notevole anche il suo excursus nel cinema nostrano. È accanto a Marcello Mastroianni e Laura Betti ne Il nuovo mondo (1982) di Ettore Scola, e poi è scelta da Marco Ferreri per i bellissimi Storia di Piera (1983), grazie al quale vince la Palma d'Oro come miglior attrice, e Il futuro è donna (1984). Sono gli anniin cui la Schygulla perde lo status di "attrice tedesca" e prende quello di "attrice europea". Lavora in Francia per Jean-Luc Godard in Passion (1982) accanto a Michel Piccoli, passa alla Spagna con Antonieta (1982) di Carlos Saura e torna nella sua patria per Andrzej Wajda in Un amore in Germania (1983).Nel 1983, le viene conferito il David di Donatello Speciale e tre anni dopo parte per l'America per girare un b-movie con Chuck Norris e Lee Marvin: Delta Force (1986). Il regista Amos Gitai la affiancherà a Vittorio Mezzogiorno in Golem – Lo spirito dell'esilio, ma sarà anche nel cast del giallo di Kenneth Branagh L'altro delitto (1991). Dopo aver partecipato a Les cent et une nuits de Simon Cinéma (1995), si lascia coccolare da Fernando Trueba che la inserisce ne La niña dei tuoi sogni (1998). Pessima la sua partecipazione alla fiction soprannaturale italiana Angelo nero (1998) di Roberto Rocco, si rifà ancora una volta per Gitai in Terra promessa (2004).Incurante del perbenismo altrui, la Schygulla è un'interprete straordinaria. Una protagonista di prim'ordine del panorama cinematografico europeo, una delle migliori. L'unica che potrebbe riuscire a mettere in luce e tensione drammatica anche in un personaggio muto.

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Non amo avere rotti i coglioni...e ...e detesto chi non li ha....